• Femminicidio? I motociclisti non lo fanno!

    by  • 26 maggio 2017 • Donne e Motori • 0 Comments

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    Femminicidio, stalking, violenza sulle donne: i motociclisti ne sono immuni?

    Quella della violenza sulle donne, fisica o psicologica è una piaga che affligge il nostro Paese, tristemente in prima fila per casi di femminicidio o persecuzione nei confronti del cosiddetto “sesso debole”.
    Una cosa talmente abietta e schifosa da far vergognare noi uomini di appartenere allo stesso genere di chi non solo non ha il massimo rispetto per le proprie compagne ma è talmente un bambino incapace di staccarsi dalla figura materna, che sostituisce con la malcapitata di turno, da perdere ogni tipo di dignità e arrivare addirittura alla violenza nel caso questo affetto e cura gli venga negato.
    Il problema fondamentale di un idiota che comincia col mandare messaggini a raffica alla propria ex e che può arrivare a pianificare un assassinio armandosi di tanica della benzina per darle fuoco è quasi sempre lo stesso: ovvero si tratta di una persona che non ha sviluppato la personalità adulta, rimanendo un bambino che si attacca a un surrogato della madre. Il bambino non sa far altro che chiedere: affetto, attenzione, esclusività. Qualora queste condizioni vengano a mancare il bambino piange, si arrabbia, chiede chiede chiede fino a diventare violento.

    Fortunatamente possiamo affermare che il motociclista, tendenzialmente, potrebbe essere immune da questo tipo di comportamenti e non solo, come quasi tutti i lettori de Ilkiddo.it staranno pensando, che a noi le donne ci garbano, e parecchio; figuriamoci far loro del male!
    Da sempre la motocicletta è considerata dagli psicologi un prolungamento del pene, almeno per i maschi una dimostrazione di virilità dalla quale cerchiamo il massimo piacere, ma anche l’evidente conferma che il motociclista, almeno secondo le teorie freudiane sullo sviluppo della personalità infantile, è fermo alla fase fallica. In questa fase, sostiene Freud, il bambino scopre il proprio sesso e il piacere che deriva dai primi accenni di masturbazione, cosa che può fare in autonomia, senza dover ricercare l’attenzione di un genitore. Si tratta di una forma di progresso cognitivo rispetto alla fase orale prima e successivamente anale, quella in cui il bimbo scopre le proprie feci e trae piacere dal pasticciarle e condividerle con la madre, della quale è importantissimo vedere la gioia nel riceverle. Il bambino richiede quindi attenzione e approvazione, richiede cure e conferme, proprio come un uomo in età adulta che per avere sicurezza richiede l’affetto e l’attenzione totali ed esclusivi della partner. Ma come detto, il motociclista ha superato questa fase anale ed è riuscito a sviluppare la propria autonomia.

    La stessa autonomia che è indispensabile per raggiungere un tipo di sviluppo della personalità alla fase adulta, distinguendo gli stadi della crescita in infantile, adulta e genitoriale. Come detto, l’uomo predisposto a maltrattamenti sulle donne non ha sviluppato una personalità di tipo adulto passando dalle cure fin troppo prolungate della madre (e in questo le mamme italiane, lo sappiamo, detengono un primato ) alla ricerca delle stesse attenzioni esclusive della compagna, o moglie. Il bimbo ferito dalla reale o presunta mancanza di coccole piange, di arrabbia, diventa violento.
    Il motociclista dimostra di aver sviluppato una personalità di tipo adulto perché cerca la propria autonomia con un mezzo che è l’affermazione stessa del proprio ego, dimostra amicizia  ( cosa impossibile per l’uomo-infante che è concentrato solo su sé stesso e quindi incapace di condivisione, elemento essenziale per un sentimento come l’amicizia ) attraverso il raggrupparsi con altri che condividono la propria passione e organizza giri e uscite con gli amici dimostrando autonomia e autostima. Tutto questo, mantenendo alcuni aspetti della personalità infantile come la capacità e il bisogno di giocare, che comunque continuano tutta la vita e sono elementi positivi.

    In alcuni casi, e sotto certi aspetti il motociclista dimostra persino una personalità genitoriale, che può esulare dall’avere effettivamente una prole ma che si rivela nel caso ci si prenda cura di qualcuno senza chiedere niente in cambio, come ad esempio nel caso di iniziative benefiche ( raduni o cene di beneficenza ) o sintetizzati semplicemente nel gesto del saluto fra motociclisti  (V.) che riassume intenzioni di comunità fraterna e offerta di soccorso reciproco.

    Un uomo amante della motocicletta, quindi, avrà sempre di meglio da fare e da pensare che tormentare una donna, fisicamente o moralmente.

    Per scrivere queste poche righe parascientifiche che gli specialisti del settore avranno voluto leggere con benevola indulgenza ho dato fondo a tutte le reminiscenze scolastiche in merito a psicologia e sociologia e probabilmente sono in parte o in toto contestabili. Rimane il fatto e la ferma volontà che credo sia il momento di tracciare una linea netta, profonda e decisa che separi “noi” da “loro”, noi che mai ci azzarderemmo a maltrattare in alcun modo una donna, che serbiamo rispetto, galanteria se vogliamo e quegli schifosi coi quali non vorremmo mai avere a che fare che progettano di insultare, perseguitare o fare del male psicologico o fisico a una donna.

    Perché di sicuro sono degli imbecilli, dei mocciosi mai cresciuti coi quali nessun uomo degno di questo nome vorrà mai aver niente a che fare.

    Figuriamoci trovarci in moto insieme.

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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